Diaframma - iorespiro

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Respirazione
 

IL DIAFRAMMA

Il diaframma: è una lamina muscolo-tendinea di grandi dimensioni, posizionata centralmente a dividere la cavità toracica da quella addominale; ha la forma di una cupola ad ali di gabbiano la cui parte centrale è tendinea ( centro frenico ) con una lieve depressione su cui poggia il cuore e la periferica è muscolare.  
Si suddivide in tre porzioni: sternale, costale e lombare in relazione alle inserzioni muscolari che originano dal centro tendineo.


 
 

Si contrae durante la fase inspiratoria abbassandosi ed elevando le ultime coste determinando l’aumento della pressione addominale. Si comporta quindi come muscolo inspiratorio. Durante l’espirazione si rilascia risalendo verso la base dei polmoni favorendo l’esalazione dell’aria.

Sulla sua superficie si aprono tre orifizi entro i quali passano:
- aorta, dotto toracico e nervi splancnici (orifizio aortico)
- esofago
- vena cava inferiore  (orifizio della vena cava inferiore)     

E’ innevato dai nervi frenici che fuoriescono dai forami vertebrali di C3 e C5.

Il diaframma è un muscolo involontario ma la sua contrattilità è anche modificabile volontariamente.

 




L’elasticità del diaframma, così come per qualsiasi muscolo,  si misura confrontando la posizione in massima contrazione con quella in massimo rilascio.
Sono molteplici i motivi per cui diventa difficoltoso il rilascio,oltre al fatto che, stando in piedi, è più facile inspirare che espirare.
Nell’economia della funzione respiratoria un diaframma contratto non consente , come già detto, il completo svuotamento dei polmoni dando origine al senso di “fame d’aria” che non può essere soddisfatto perché, non potendo contrarre di più il diaframma né riempire di più i polmoni se prima non vengono svuotati, non si crea posto per aria nuova.

Ogni volta che compiamo uno sforzo violento o proviamo forti emozioni, il diaframma si contrae in modo  energico e, per il principio per il quale è più facile contrarre un muscolo che rilasciarlo, non si rilascia completamente.
Il suo profilo si presenta quindi appiattito  e la sua posizione troppo bassa nella cavità addominale tanto da impedire il completo svuotamento  di aria dai polmoni (espirazione incompleta).
Età e postura influenzano la funzione diaframmatica: tutti i muscoli con l’età tendono ad accorciarsi e la colonna a perdere il suo originale allineamento anche grazie ad una frequente ipotonicità dei muscoli addominali.

Le inserzioni diaframmatiche sul tratto lombare e l’innervazione a livello cervicale  determinano una condizione anomala di iperlordosi favorente la contrazione del diaframma.
A volte, tra le fibre allentate del diaframma, si verifica il passaggio di una porzione dello stomaco verso l’alto, provocando così l’ernia iatale. Lo stomaco è infatti collegato all’esofago quindi, non potendo scivolare verso il basso  sale facendosi spazio tra le fibre del diaframma convogliando al di sopra anche i succhi gastrici ( reflusso gastro-esofageo).

Un diaframma contratto influisce anche sul canto perché la continua pressione sui visceri oltre alla contrazione dello sfintere gastrico provoca quella dello sfintere laringeo, la gola si chiude e le corde vocali non sono più libere di vibrare con armonia.

Viste tutte le funzioni dipendenti dal diaframma, appare chiaro  quante volte, durante la giornata,  sia costretto a contrarsi per mantenere tutti gli equilibri e quanto gli diventi difficile rilasciarsi.

Se un muscolo non lavora in modo armonico per un periodo prolungato, si modifica perdendo una porzione di fibre muscolari e incrementando la parte fibrosa.
Per mantenere un muscolo sano a lungo nel tempo occorre "usarlo" in tutta la sua potenzialità contrazione- accorciamento.




 
 
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